I TAVOLI DI LAVORO       della Rete Bergamasca per l'alternativa al G7

TERRITORIO MONTANO

Dove la terra accarezza il cielo: l'agricoltura di montagna.

L'agricoltura delle terre alte ha caratteri assolutamente peculiari:

1. E' un'agricoltura dove permangono oggettivi limiti alla meccanizzazione.

2. E' un'agricoltura dove esistono forti parcellizzazioni e frammentazioni fondiarie, a volte frutto di oggettive morfologie territoriali, a volte di ripetute, secolari divisioni ereditarie

3. E' un'agricoltura dove il mantenimento delle ancestrali opere di consolidamento del territorio e di regimazione delle acque ha richiesto sempre ed ancora oggi richiede sforzi ingenti.

4. E' un'agricoltura che ha pagato prima e più delle altre i processi di globalizzazione dei prezzi, dove le economie di villaggio hanno perso valore prima di altrove a causa della dissoluzione degli stessi villaggi.

5. E' un'agricoltura che almeno in Italia, è andata in declino a partire dalla fine dell'800 per toccare il massimo dell'abbandono negli anni 80 del secolo scorso.

Un nuovo protagonismo in montagna

Il montanaro è sempre stato usato. Più dell'agricoltore di pianura, più delle altre categorie sociali. Il montanaro è stato carne da cannone, emigrante, docile operaio... Abitante di aree marginali è stato "usato" come manodopera di riserva per cosa serviva di volta in volta alle classi dominanti.

Per cambiare questa situazione occorre rovesciare il paradigma: occorre evidenziare e proporre l'utilità generale che ha la montagna ed a partire da questo stimolare un protagonismo delle persone che vivono in montagna. Non si tratta di costruire una lobby che contratti qualche cosa di più in un contesto di guerra di tutti contro tutti ma di costruire un movimento culturale, sociale e politico che avanzi la proposta di una alternativa a partire dalla valorizzazione delle caratteristiche intrinseche nella montagna. 

Occorre costruire una comunità montana che sia utile per la comunità umana, una comunità montana equa, solidale e rispettosa dell'ambiente.

Se la montagna ha una sua utilità generale perché dalle montagne l'acqua va a valle, perché in montagna si può avere una agricoltura con prodotti di qualità, perché l'ambiente montano è migliore di quello "cittadino", la montagna risulta avere una funzione non marginale ma universale di utilità per tutta la popolazione. 

La montagna non deve quindi essere vissuta come una area marginale da piegare alle servitù imposte dall'esterno ma come una possibilità di ridisegno dello "sviluppo" che abbiamo conosciuto, a partire da quello agricolo, turistico, culturale e sociale.

TAVOLO TERRITORIO

Non c'è Terra da coltivare senza un Territorio da preservare.

Parlare di Terra e Agricoltura non può prescindere dal parlare di Territorio, luogo di profitto per il Capitale: colonizzazione, urbanizzazione, deforestazioni e devastazioni.
Con l'avvento della globalizzazione il territorio ha perso gran parte delle sue specificità, diventando sempre più un luogo omogeneo, liscio, standardizzato, ideale per gli interessi economici, sia locali che transnazionali.
Quando non direttamente assimilabili o funzionali alle logiche di sfruttamento, montagne, terre, laghi, fiumi, torrenti e gli stessi abitanti sono diventati ostacoli da abbattere per dare continua espansione alle logiche di profitto.
Succede cosi che, mentre viene investito denaro per grandi opere, centri commerciali, discariche e autostrade, il nostro territorio cade a pezzi e centinaia di persone continuano oggi a perdere la vita a causa di terremoti, smottamenti, alluvioni, nevicate ed incendi.

Nel frattempo, approfittando della crisi di identità collettiva causata dalla distruzione scientifica dell'identità di classe, il territorio viene nuovamente strumentalizzato.
Viene utilizzato per generare una nuova identità, quella di sangue, che si basa sull'esclusione, sull'odio ma che serve a nascondere un'ulteriore ondata di devastazione e sfruttamento.

In questo processo il conflitto, orfano della sua comunità "di classe" originaria, si è spostato sempre più su piani virtuali, di rappresentazione simbolica, partendo da un piano puramente ideologico senza però più riuscire ad adattarsi e a radicarsi in un contesto che nel frattempo è totalmente cambiato.

Ripensare il Territorio è diventato quindi indispensabile; luogo di formazione di nuove identità, in grado di includere e non di escludere, attivatore di rapporti conflittuali e rapporti comunitari, luogo di diversità, di sperimentazione.

Partendo da queste considerazioni cercheremo di fare un viaggio attraverso un Italia martoriata da anni di incurie, devastazioni e da una gestione politica che mira all'interessi di pochi a discapito dell'interesse del Popolo, ma dalle cui ceneri sta nascendo un nuovo modo di vivere l'ambiente, un modello basato sulla partecipazione ed il controllo diretto di chi vive il territorio e che può rivelarsi anche un'ottima occasione di risposta alla crisi occupazionale.

Inizieremo da Sulmona (AQ), dove il primo settembre si è svolta un importante Assemblea Popolare che ha visto riunirsi tutta la popolazione in seguito agli incendi sul Monte Morrone, nel Parco Nazionale della Majella, discutendo poi di varie esperienze, dal lavoro delle Brigate di Solidarietà Attiva nel Centro Italia tra alluvioni e terremoti, alla tre giorni organizzata dai NoTap a Melendugno, arrivando poi a porre particolare attenzione alla questione ambientale che riguarda la Lombardia.

Quello che lega queste esperienze non è solo l'amore per la propria terra, ma anche la consapevolezza che i soldi sperperati per le grandi opere e non solo possano essere reinvestiti per un grande progetto di riqualificazione territoriale, in grado di restituire dignità sia all'ambiente che ci circonda che alla popolazione che lo abita.

LA SOLA GRANDE OPERA NECESSARIA: LA MESSA IN SICUREZZA DEL TERRITORIO.